Itinerari Ciclabili nel Salento
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ITINERARIO 1:
LECCE ARCHEOLOGICA |
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CLICCA SULL'AREA DI INTERESSE
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| Comuni
territorialmente interessati: Lecce,
Cavallino, San Donato di Lecce. |
| Percorso:
Km 35 |
| Difficoltà:
Minima |
| Zone
interessate: Zona 1 - Zona 2 |
| Pendenza:
Media 2% - Massima 5% |
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L'itinerario inizia
dai più importanti siti archeologici della città
di Lecce, l'Anfiteatro Romano, costruito
nel II sec. d.C. nella Piazza di S. Oronzo,
il Santo protettore della città e prosegue nel vicino
Teatro Romano (I-II sec. a.C.), ubicato in
via Arte della Cartapesta, recentemente ristrutturato.
Tutt'intorno, quasi nascosto da dedali e viuzze,
si apre affascinante il centro storico della città,
dove palazzi gentilizi dai meravigliosi giardini
interni, chiusi agli occhi dei curiosi, mostrano
fieri i loro pesanti portoni, mentre, in alto, appaiono
orgogliosi gli stemmi dei casati nobiliari,
simboli di una città di nobilissime origini.
Pedalando lungo la stretta via Principe Umberto,
ci appare, interna alla strada, l'incantevole Piazza
Duomo e, proseguendo, candide chiese dalle facciate
riccamente scolpite in stile barocco, indicano
il fascino di una città che ha nel cuore una profonda
cultura religiosa. Sono Chiese entusiasmanti, e
tra le più affascinanti possiamo visitare S.
Croce, con il suo rosone merlettato, e i ricami
di fiori e frutta e S. Matteo, esempi mirabili
della bravura di architetti e scultori salentini.
Percorrendo il Viale Lo Re, fino alla Piazza Argento,
dove ha sede il Museo Provinciale Sigismondo
Castromediano, si prosegue lungo la Via S. Cesario,
fino a congiungerci con Viale Grassi, raggiungendo
l'imbocco della via per S. Pietro in Lama.
Pedalando sulla strada per San Pietro ed uscendo
dall'abitato, si incontra, dopo pochi chilometri,
l'area archeologica di Rudiae: all'interno
delle mura, si riconoscono i resti di un ninfeo,
di vari ipogei e di un anfiteatro risalente al IV
sec. a.C.
Di fronte l'ingresso degli scavi, un campo ottico
molto profondo offre alla vista una distesa di prati
verdeggianti.
In questo punto la campagna, in lontananza, sembra
assumere i contorni caratteristici ed i colori del
tipico paesaggio toscano, con gli alti pini e le
tipiche masserie rurali.
Nella campagna, delimitata da ordinati muretti
a secco, perfettamente squadrati dal tempo,
si può intravedere, in lontananza, una torretta
semidistrutta e, di fronte, la Masseria Palombaro
in piena attività agricola.
Tutt'intorno, i giardini di altre ville e casine
di campagna, tuttora abitate.
Sempre dalla periferia meridionale di Lecce, imbocchiamo
la via Vecchia S. Donato, dirigendoci verso Sud,
e penetrando nel territorio comunale di Cavallino.
Superato il rione Castromediano, siamo di nuovo
in aperta campagna, dove più rare sono le abitazioni
ed iniziano a comparire le vecchie strutture
rurali, alcune delle quali abbandonate, altre
ristrutturate per scopi agricoli, oppure usate come
dimora abitativa nei mesi da Giugno a Settembre,
nelle calde estati salentine.
Lungo la via Pepini, in zona Tempi Nuovi, si trovano
tutta una serie di costruzioni rurali, e tra queste
la Masseria Pepini, un ampio ed antico complesso
masserizio, attualmente abitato, e Chiusura Grande.
Proseguendo a Sud, la via Vecchia S.Donato si incrocia
con la provinciale Cavallino-S. Cesario-Lequile,
dove è possibile notare, sul lato sinistro, i filari
di pini e cipressi che delimitano la Tenuta dei
Totari, al cui interno si nota la ricca pineta
e una costruzione neogotica dei primi del '900,
usata come casina di caccia o come dimora estiva.
Lo stile gotico è ancora più evidente nell'arco
a sesto acuto posto all'ingresso.
Dalla stessa strada, alcuni metri più in fondo,
è possibile raggiungere la Masseria Cecia,
attuale proprietà della Parrocchia di Cavallino,
recuperata per essere adibita all'accoglienza della
Comunità terapeutica "Agape", che la gestisce come
azienda agricola.
Poco più a Sud, in una cornice ambientale quanto
mai rilassante, ci appare la Masseria Insarti,
costruita presumibilmente nel XVIII secolo, l'unica
masseria fortificata del territorio di Cavallino,
interessata attualmente da intervento di recupero.
Annesse alla Masseria una torre colombaia
ed una chiesetta, raggiungibile inerpicandosi su
un terreno accidentato.
In questo punto, lo sguardo di ciascuno si può abbandonare
in un rilassante campo di osservazione.
I colori che la campagna salentina assume con la
luce, ma soprattutto con il sole, sono l'espressione
di una natura semplice, un'esplosione di sensazioni
che permettono a chiunque di sentirsi in pace con
se stessi, immergendosi in un relax meditativo.
Continuando la strada poderale, incontriamo, sulla
destra, la vicina Masseria Guarini che, pur
non rappresentando un particolare valore storico-architettonico,
è in piena attività dal punto di vista agricolo
e dell'allevamento.
Proseguendo nell'itinerario, si entra in agro di
S. Donato, toccando la Masseria delle Trozze e la
Chiesetta rurale della Madonna della Gigliola.
Arrivando nel paese, si possono osservare i resti
della muraglia che cingeva la cittadina di epoca
romana.
Dirigendoci nel centro del paese, possiamo visitare,
in Piazza Municipio, il Palazzo Baronale,
del XVIII secolo, abitato dagli attuali proprietari
e possibilmente visitabile con il loro benestare.
Nel giardino interno c'è una scultura riportata
sullo stemma comunale: un leone con una zampa su
una palla di cannone, e dei bellissimi affacci interni,
al contrario della facciata esterna, che si presenta
con uno stile semplice e lineare.Si prosegue per
la Chiesa della Resurrezione del Signore,
risalente al XVII secolo, dalla facciata di gusto
classico, con un ricco portale architravato e modanato,
ornato da colonne con capitelli corinzi.
All'interno, nel transetto, vi sono due altari con
colonne tortili riccamente scolpite, tipiche del
barocco leccese.
L'itinerario si sposta, salendo per la Via Specchia,
raggiungendo il punto più alto del circondario di
Lecce, panoramico in tutte le direzioni.
Di questo punto, denominato "Specchia", è conservata
una fotografia di Giuseppe Palumbo (1924), presso
l'archivio del Museo Castromediano di Lecce.
Scendendo verso la Via Provinciale per Galugnano
e costeggiando un parco attrezzato di impianti sportivi
ci immettiamo sulla Strada Vicinale per Sternatia,
proseguendo per Galugnano.
Deviando a sinistra, all'incrocio con la Vicinale
Madonna del Latte, incontriamo la Chiesetta rurale
della Madonna della Neve, del XVI secolo, di
notevole pregio artistico, che rappresenta l'arte
salentina tra la cultura tardo-medievale e il periodo
rinascimentale. All'interno, una sapiente ristrutturazione
ha messo alla luce diversi affreschi murali, tra
cui, quello sopra l'altare, della Madonna della
Neve.
Entriamo nel paese di Galugnano: incontreremo i
due Menhir "Curti Vecchi", in prossimità
della linea ferroviaria, e quello chiamato della
Lete, ai margini del centro storico.
Ci dirigiamo verso la Piazza Umberto I°, dove troviamo
il Palazzo Baronale, appartenuto in origine alla
Famiglia Dellanos e la Torre con l'orologio.
Accanto, la Chiesa della Madonna Immacolata,
che presenta due pesanti portoni d'accesso in bronzo,
molto istoriati.
Da visitare, la splendida Chiesa di Maria SS. Annunziata,
ricostruita nella seconda metà del seicento (1665),
su una costruzione preesistente del XIII secolo,
della quale testimoniano due immagini sulle pareti
laterali interne, e restaurata di recente.
Nel cimitero cittadino è presente un altro esempio
di Chiesa barocca di medie dimensioni, S. Maria
della Pietà, detta anche dell'Addolorata, realizzata
nella seconda metà del Seicento su una cripta preesistente,
anch'essa restaurata.
Rientrando in Galugnano, si risale verso Lecce,
lungo l'antico tracciato della S.S. 16. Incontreremo
la S.P. secondaria San Donato-Pisignano, dove è
possibile vedere la Masseria Ussano, nell'agro che
trae il nome dell'antico Feudo di Ussano, appartenuto
ai Marchesi di Cavallino.
Di fronte, un'altra antica Masseria, oggi disabitata.
Nei pressi, possiamo vedere i resti di un'area
di grande importanza archeologica: un Menhir,
tombe, fosse per la raccolta di derrate, disposte
tutte su una strada di antica frequentazione, di
cui è possibile vedere le carrarecce, e che un tempo
si dirigeva verso il Comune di Maglie e, successivamente,
in direzione di Leuca.
Nel fondo attiguo, vicino lo svincolo che attraversa
la SS. n.16, è possibile vedere l'ingresso di un
antico frantoio ipogeo.
Scavalcata la superstrada, ci troviamo sulla viabilità
comunale, che percorre verso nord il territorio
di Cavallino.
Lungo il tracciato, incontriamo le masserie di
Inside e Sant'Alieni, attraverso un territorio
agricolo di oliveti e campi a seminativo e ortaggi.
Prima di giungere, attraverso la viabilità minore,
nell'abitato di Cavallino, troviamo, sulla sinistra,
all'angolo tra il percorso e il tratturo, l'antica
Icona della Madonna dell'Arco, più comunemente
chiamata le Matunneddhe, che dà la denominazione
a tutta la zona circostante.
Dirigendoci verso il centro di Cavallino, passiamo
dall'unica porta rimasta tra quelle poste a difesa
della città antica: l'Arco di S. Giorgio.
Entrando dall'arco, e dirigendoci verso il Centro
Storico, incontriamo la Piazza
Castromediano, sulla quale si affaccia la Chiesa
della Vergine Assunta, costruita nel 1787, con
il bellissimo campanile e la guglia in stile orientale.
La Chiesa guarda il Palazzo Marchesale, del
XV e XVI secolo, che occupa un'ampia parte della
Piazza.
Nel cortile interno, oltre ai balconi, decorati
nel tradizionale stile barocco, una statua di Sigismondo
Castromediano è situata con lo sguardo rivolto
verso l'uscita, a guardia del Palazzo.
Il sole già alto illumina una parte della facciata
dello splendido Palazzo, dove una lode dei cittadini
di Cavallino elogia la rettitudine e la bontà d'animo
del nobile Castromediano, al quale è intitolato
l'intero rione che precede l'ingresso a Cavallino.
Di fronte al baretto della Piazza, un gruppetto
di persone parla del quotidiano, con una gestualità
ripetitiva, in un angolo del Salento ricco di storia
e di bellezze architettoniche.
Procedendo nell'itinerario, in direzione nord, lungo
la Via Crocifisso, risaliamo verso la parte più
antica di Cavallino, per raggiungere, in contrada
Giancastello e Fico, la zona Archeologica, che rappresenta
uno dei più interessanti centri messapici di
Terra d'Otranto.
La grande città fortificata, del VI secolo a.C.,
lunga 3100 metri e larga 4000 metri, costituisce
un unicum nel quadro dell'architettura militare
dei popoli italici. Si riprende il percorso, lungo
la S.P. n. 23, e pedalando in sede riservata, rientriamo
nel rione Castromediano.
Nei pressi, avvistiamo la torre colombaia della
Masseria Bernardini, dove è prevista la realizzazione
di un'area attrezzata per la sosta, e infine, si
rientra a Lecce, percorrendo la via Leuca, la antica
strada di ingresso da Sud alla città, dove termina
il nostro itinerario. |
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